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/L'odierno Caffè storico Hawaii

Le storiche vicende tiranesi legate al nuovo “Caffe' storico Hawaii”

CULTURA E SPETTACOLO - 14 06 2018 - Ivan Bormolini

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/La piazza del Mercato ed lo storico Caffè Lorandi, Tirano
La piazza del Mercato e lo storico Caffè Lorandi

LA CAVERNA DELL'ORACOLO E L'ALBERGO DELLA VERITA': IL CAFFE' LORANDI E L'OSANNATO VENTURINO BONAVENTURA LORANDI

 

(Di I. Bormolini) Nei mesi scorsi, quello che era il Caffè Hawaii, e poi Cavour, ha cambiato gestione e pure il nome. Oggi è il Caffè storico Hawaii. Devo dire che, osservando la bella insegna che ribattezza questo bar tiranese, ho pensato che la parola storico calzi a pennello, vi spiego il perché.

 

L'originale Caffè Lorandi nell'allora piazza del Mercato, in epoche passate era stato al centro di alcuni questioni squisitamente politiche e di grande attenzione da parte della stampa locale.

Siamo nella seconda metà dell'800, in quel periodo non si poteva ancora parlare di partiti politici, ma di schieramenti e gruppi di opinione, ovvero i notabili del paese e i parroci. Insomma, il pulpito e l'osteria, anche se definire osteria il Caffè Lorandi pare davvero un azzardo.

 

La discussione era piuttosto vivace, viene facile intuire che i luoghi di questi scontri fossero la piazza e quindi il Caffè Lorandi e la vicina piazza San Martino.

Come già detto, il Caffè in questione non poteva essere definito come un'osteria oppure una bettola, ma qualcosa di più, un valore aggiunto per il paese dove esisteva già un giornale locale, che con vena satirica spiccata riportava un pensiero anticlericale, coinvolgendo proprio il Caffè Lorandi.

Stiamo parlando de “Il Gazzettino Tiranese”, con sottotitolo “Giornale minuscolo scarlatto anticlericale”.

 

Il primo numero di questa pubblicazione è uscito il primo settembre 1882; il quindicinale in questione ha cessato di uscire il 31 dicembre 1887. Il periodico era redatto nell'ambiente socialista tiranese e stampato a Chiavenna. Ha visto come gerente responsabile Antonio Gilardi, in totale si componeva di quattro pagine, con tono generale satirico e violentemente anticlericale.

 

Ecco cosa si scriveva a proposito del Caffè Lorandi:

“Le fonti vere della pubblica opinione, cioè la discussione libera nei pubblici ritrovi, la stampa, qui non esistono, i pubblici ritrovi sono in massima parte infestati da delatori; la stampa, la poca libera, è proibita dal moderatume e dai preti. Esistono il caffè e la Sagrestia. Diciamo il caffè perché sebbene vi sia più di una bottega in tal nome, il caffè per antonomasia a Tirano è uno solo, solamente quello. Quale?

Quello presso alla chiesa ossia vicini alla Sagrestia e che specie, per taluni, è una succursale alla stessa ed in conseguenza, fonte unica di opinione pubblica a Tirano, si può senza errore dire che la Sagrestia Fonte santa, sacrosanta, infallibile!

Ivi, senza andarvi attinge mediante il fratello canonico, l'avvocato sindaco: ivi gli assessori fabbriceri, ivi i consiglieri confratelli, accendi moccoli ecc. ecc..

Nessuna meraviglia dunque se la pubblica opinione è lardellata di latinorum, profumata d'incenso e col sapore di malva ha anche qualche agrume, dipendente dallo stare in deposito dove si condensano certi tanfi esalti dai più bassi meati.

La posizione del borgo, la qualità degli avventori, hanno fatto del Caffè Lorandi, la caverna dell'oracolo; gli hanno dato intonazione e colore.

Cambierà? Per ora no. Esso solo è l'albergo della verità, la sede della sapienza, il tabernacolo della moralità tutti gli altri pubblici ritrovi sono scuole di menzogna, antri d'ignoranza, sentine di tutti i vizzi. Diamine! Ivi solo conviene col reverendo sindaco l'onorevole prevosto, con i venerandi Assessori, gli spettabili canonici e coi principali cittadini i modelli cari dell'Eco (della provincia di Sondrio) ed anche giù (giù il cappello) Sua Eccellenza l'illustrissimo vice- sindaco il Sorvegliante Municipale”.

 

Il sindaco in questione era Giovanni Stefano Salis (1823-1888  ed il canonico Giuseppe Salis (1827-1908).

Ma quali motivi, quali fatti, avrebbero indotto ad assumere nell'articolo appena riportato un atteggiamento così violentemente anticlericale? Forse quell'onorevole prevosto?

Ebbene si, proprio il prevosto, quel don Luigi Albonico che resse le sorti della parrocchia di san Martino per ben 57 anni dal 1864 al 1921.

Definito sacerdote dall'infaticabile zelo, don Albonico oltre che occuparsi delle anime dei tiranesi, degli interventi strutturali nella parrocchiale e di molteplici altri importanti aspetti, amava la politica.

Ci sarebbe molto da scrivere su questa figura che si interessava attivamente di politica, tanto da suscitare numerosi interventi da parte dei suoi superiori. In tal senso ci sono spunti davvero interessanti che si trovano analizzando la fitta corrispondenza tra lui e la gerarchia diocesana, obbligata a prendere posizione contro le azioni politiche del prevosto.

 

Ma, evidentemente, ad interessarsi di lui non era solo Como, come si deduce facilmente dall'articolo del “Gazzettino tiranese”, anche qualcuno tra i nostri compaesani qualche forte mal di pancia nei confronti dell'Albonico ce lo doveva avere.

D'altro canto il motto di vita di don Luigi parlava da sé e non lasciava troppi dubbi sul suo pensiero di uomo e di sacerdote: “Sono e voglio essere cattolico italiano. Cattolico col Papa e italiano con Re e con questi sentimenti prego Iddio”.

 

Ma torniamo al Caffè Lorandi, dipinto come la caverna dell'oracolo da quell'articolo. Grazie alle ricerche storiche di William Marconi, ho trovato un secondo articolo che certo non dipingeva in questo modo il Caffè. Non dunque la caverna dell'oracolo, ma un ambiente di grande pregio nella Tirano di allora.

Ecco dunque cosa riporta il Marconi, una cronaca tratta dall'Eco della provincia di Sondrio datata 25 maggio 1892: 

“In fatto di caffè, padronissima Roma di vantare l'Aragno, Padova il Pedrocchi, Venezia il Florian, Napoli L'europa, Torino il Florio, Milano Il Biffi e il Gnocchi, testè lussuosamente trasformato nel Gambrinus Hall.

Quant'al cronista dell'Eco, egli è lieto e superbo di poter segnalare all'attenzione dè suoi convalligiani – e magari anche del Beadeker – il caffè Lorandi a Tirano.

Vi abbiamo fatto una capatina in questi giorni.

Sangue d'un grillo! Quel caffè era già notevole per vantaggiosa postura (angolo di palazzo Marinoni su via XX Settembre e piazza Cavour); era già bello per signorili ampiezze e per severe eleganze, e dava poi rincalzo a tutto una buona pasticceria; qualcosa amici miei, di così squisitamente omogeneo nella stessa varietà dei colori e dei sapori, da far mettere in seconda linea - è tutto dire – lo stesso Ministero Giolitti.

Ma nossignori! Stimolato dal suo buon genio (non per nulla si chiamava Venturino); preso da quell'incontenibilità che è propria dei veri artisti e dei caffettieri che si rispettino, il sig. Lorandi ha voluto introdurre nuovi abbellimenti nel suo esercizio: ha ritoccato porte e finestre; ha tappezzato per benino una saletta in rosso e oro; a un'altra ha dato l'oro e il color locale (caffè) in modo da far strabiliare i buongustai e disarmare i nemici dell'arabica bevanda. Nella stessa sale del biliardo ha messo una tappezzeria chiara a fiori, d'una finezza abbagliante e d'effetto sicuro.

E tutto questo - Borresco refrens – il signor Lorandi l'ha fatto alla chetichella, senza vanterie senza far suonare tamburi e trombette, senza neppur incomodare i soliti amici, per beveraggi soliti, per brindisi soliti a tenersi in queste occasioni di apertura o rimodernatura degli esercizi, intesi a magnificare l'avvenire dell'industria in genere e le gentilezze squisite dell'industriale in particolare.

Ed ecco dove appare il doppio talento divinatorio del nostro Lorandi, doppiamente meritevole di chiamarsi Bonaventura.

Se egli avesse invitato al beveraggio ut supra, probabilmente ci avrebbe tolta l' occasione di dire un mondo di bene del suo caffè, e di augurarvi avventori a iosa e quattrini a cappellate.

Purtroppo oggi si tira a malignare e perfidiare di tutto e su tutti. E il beveraggio al giornalista potrebbe, fino a un certo punto, somigliare all'aggio pei ricevitori del Registro. A questi si dice che per l'aggio, il loro zelo è interessato; di quello, causa il beveraggio, si sospettano gli impeti laudatori.

Dunque, a mente serena con animo spregiudicato, salutiamo il caffè principe della Valtellina.

Un solo inconveniente potrebbe succedere, da dover poi chiamare il responsabile il signor Lorandi: ed è che qualche sindaco rurale, capace di tener la testa alta e severa al cospetto di una povera maestrina, potrebbe poi levarsi il cappello e magari piegare la padella dei ginocchi entrando nel superbo caffè di Tirano. Tutto quell'oro e quei riflessi argentei, specie in questi momenti in cui trionfa la carta straccia e scappano gli spezzati, potrebbero dare capogiro anche al Sindaco meglio equilibrato, vaccinato e concimato”.

 

Ivan Bormolini

 

FONTE: “La Casa di Riposo compie cent'anni -Tirano 1897-1997 - a cura di Bruno Ciapponi Landi, “ Cento anni per i poveri e gli anziani” di William Marconi, da pag 89 a pag. 109. Stampa Tipografia Bettini Sondrio.

La fotografia storica della piazza del Mercato è tratta da “Il Tiranese senza Confini” del novembre 2008, su gentile concessione del professor Michelino Falciani.

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