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La lapide del podestà, dalla viabilità al mercato di Tirano

CULTURA E SPETTACOLO - 03 11 2022 - Ivan Bormolini

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(Di I. Bormolini) La piccola lapide che riporto nell'immagine di copertina, si trova affissa vicino all'ingresso principale della storica sala del Consiglio Comunale del Municipio di Tirano.

Oltre al resto della dicitura latina riporta il nome e il cognome di un podestà che aveva operato a Tirano nella seconda metà del Settecento, quando si era nel secondo periodo della dominazione dei Grigioni iniziata il 3 settembre 1639 con la firma del Capitolato di Milano.

Fotografando questa piccola ma non per questo meno importante testimonianza del passato della nostra Tirano, ho deciso di indagare su quest'opera.

Più che di origini che appaiono molto chiare è interessante capire come la lapide sia giunta sino a noi e chi era Giovanni Battista de Tscharner.

Diversamente da altre opere presenti nel ricco campionario artistico di Tirano e riconducibili alla lunga dominazione delle Eccelse Tre Leghe iniziata nel 1512, in questo caso specifico parliamo di un ritrovamento.

A darcene conferma è un breve articolo privo di firma dell'autore e pubblicato sul trimestrale n° 2 di aprile, maggio, giugno 1976 del periodico “Il Tiranese” del quale direttore responsabile era lo storico giornalista Giancarlo Berandi.

Il pezzo, citando i lavori in corso a palazzo Marinoni che avevano avuto inizio con l'Amministrazione guidata dal Primo Cittadino Aldo Oberti, Sindaco di Tirano dal 1964 al 1970, non senza una leggera nota polemica e oserei aggiungere un filo di satira nel descrivere il prolungarsi delle opere, parlava della tavoletta in questione.

Pur non dando una data precisa sull'importante ritrovamento, l'articolo a pagina 97, conferma che la lapide era stata riscoperta dagli operai che scavando stavano sistemando il cortile del palazzo. Sicuramente in questo caso ci si riferiva al chiostro di palazzo Marinoni che richiama pur non essendo l'originale, quello che esisteva in quei luoghi e facente parte dell'antico piccolo convento dei padri Agostiniani, soppresso definitivamente nel 1654 dal Pontefice Innocenzo X ( Giovanni Battista Pamphily, Papa dal 1644 al 1655 ).

La lapide a forma di pergamena con base arrotolata è in pietra arenaria originariamente era dotata di due anelli, questo stando all'articolo, lasciava sicuramente presupporre che già in precedenza la tavoletta era attaccata forse in qualche angolo dello storico palazzo Marinoni, sede del Comune di Tirano già dal 1812.

A me viene più lecito pensare, ma posso sicuramente sbagliare, che l'opera in questione fosse invece stata parte dell'arredo di palazzo Pretorio, una cinquecentesca sede quest'ultima che con il governo di Tirano e del Terziere Superiore, ma anche in tema di amministrazione della giustizia da parte dei Grigioni, narra molte vicende sia storiche che artistiche.

Ma perchè disfarsene? Certamente il lungo dominino dei Grigioni delle nostre valli che a parte un breve e travagliato periodo dopo i fatti del Sacro Macello (1620), era durato dal 1512 al 1797, sotto molteplici aspetti non aveva certo lasciato un buon ricordo, tanti infatti erano stati i contrasti tra la popolazione delle nostre valli ed il governo delle Tre Leghe soprattutto di natura religiosa ma anche giudiziaria e non solo. Ecco perchè alla fine di quella dominazione forse si era preferito lasciar cadere nella dimenticanza e nell'oblio questa formella che comunque continua ad essere a mio modo di credere un interessante reperto storico che ha trovato la sua dignitosa collocazione in quella che a me piace definire “la casa” dei tiranesi, ovvero la sede del nostro Municipio.

Se ci riflettiamo bene, questo storico edificio frutto dell'unione in un lontano passato di più costruzioni, proprio in tema di lapidi ci racconta alcuni eventi della storia di quel borgo divenuto città.

Basti pensare alla grande lapide sotto i portici che affiancano via XX Settembre, chiaramente riconducibile ai fatti locali del governo del periodo austriaco, oppure ancora a quella posta proprio nella sala del Consiglio Comunale dedicata a G. Battista Marinoni che nel Seicento era proprietario di quegli stabili e fondatore nelle aule degli stessi, della “Scolastica o Scuola Marinona”. Non voglio infine scordare in questa storica collocazione di lapidi, quella che direi doverosamente è carica di ricordi e che fa bella mostra di sé sulla facciata di palazzo Marinoni richiamando con bei versi la Liberazione dal periodo nazi-fascista avvenuta a Tirano il 28 aprile 1945 a tre giorni di distanza dall'insurrezione del Nord d'Italia.

Ma torniamo alla nostra tavoletta e al nostro podestà Ioanj Battistae De Tscharner. La stessa ha dimensioni di cm. 25 di larghezza per un’altezza di cm. 28, i caratteri che certamente un tempo erano ben più dorati, risultano scolpiti con un'altezza di cm 1,5.

Mi sono interrogato su questa sua nuova locazione, in mancanza di fonti certe però mi permetto di azzardare l'ipotesi che la stessa sia stata voluta dal compianto concittadino e per un decennio Assessore alla Cultura e all'Istruzione Bruno Ciapponi Landi, il quale in quel bel periodo di lavoro, era stato studioso e promotore di varie iniziative storico-artistico-culturali, mirate a rivalorizzare non solo il patrimonio storico della Città di Tirano, ma anche la riscoperta della memoria di ciò che umanamente era stato vissuto in tante epoche, sia queste lontane nei secoli oppure più vicine a noi.

Per ciò che riguarda Giovanni Battista De Tscharner, ho scovato tra le fonti edite da due grandi storici che tanto hanno scritto sulla storia di Tirano, monsignor Lino Varischetti e William Marconi, alcune notizie su questo podestà di Tirano.

Riferendomi all'opera “Tirano” di monsignor Varischetti, prevosto della parrocchiale e collegiata di San Martino dal 1952 al 1968, trovo citato il Tscharner che l'autore ricorda con il nome di Gianbattista, “Tribuno superiore e senatore della lodevole città di Coira”, in effetti nella lapide di cui stiamo parlando è inciso il titolo “Senatori”.

Lo richiamava il Varischetti in materia di una tematica che ancora oggi è, con il cantiere della nuova tangenziale agli inizi sulla bocca di tutti, ma eravamo nella Tirano del secondo Settecento.

Su tal questione dei tempi che furono, leggendo la fonte, pare oggi chiaro che vi fossero anche in quell'epoca dei problemi “viabilistici o urbanistici” che necessitavano di interventi di manutenzione e pure decoro urbano, non era infatti possibile “che all'ingresso di detto palazzo si riponesse letame e grassa essendo ciò disdoro ed anche alla salute pernicioso”. Già così se ne parlava in un'ordinanza del 26 aprile 1718: Pietro Pianta, governatore della Valtellina a seguito di un’ispezione al nostro palazzo Pretorio riferendosi alla viabiltà interna di Tirano e quella adiacente al palazzo sanciva “sia eliminato questo sconcio”. 

Ben cinquantotto anni dopo, eccoci al nostro De Tscharner che con un'ordinanza ordinava:

“Volendo, siccome il decoro di un borgo di residenza di pubblica rappresentanza lo richiede, conservare e mantenere ogni possibile polizia, affine di rendere ameno e comodo il detto borgo di Tirano........Abbiamo deciso di selciare in buona forma queste pubbliche strade ecc.”

Sicuramente, come apprendo dal Varischetti, per rendere possibile il tutto, il nostro podestà nella sua ordinaza imponeva una cosa che certo poteva apparire come non gradita al popolo tiranese e leggo in tal senso:

“Tutti i frontisti avessero a preparare i necessari sassi in quantità sufficiente per ricciare la porzione di strada con quantità anche di pietre chiamate cortelline per ligarare bene detto selciato”

Al termine del lavoro, fatto da mastri del nostro comune, ognuno pagherà la quota parte di mano d'opera......”

Ma giungiamo ora allo storico William Marconi, nella sua grande ricerca sugli Statuti della Magnifica Università di Tirano, ecco che il nome del nostro podestà compare nuovamente e anche in questo caso per una questione di rilevanza che ci richiama alle lontane origini del nostro mercato settimanale del giovedì.

Qui la faccenda è piuttosto complessa e non la riassumo nella sua totale integrità: sta di fatto che ben prima dell'assunzione del ruolo di podestà del nostro Giovanni Battista de Tscharner in tema di mercato settimanale si era discusso molto a livello amministrativo, ma era stato solo nel 1777, che su pressante istanza di una delegazione del Consiglio Comunale, il podestà citato emetteva un decreto che aveva reso possibile l'attuazione di un mercato settimanale che comunque si svolgeva con regole ben diverse rispetto ad oggi.

Al fine di ben organizzare detto mercato, erano stati sanciti ben tredici articoli che “dal palazzo di nostra residenza in Tirano” recavano la firma del podestà e di altri nomi non decifrabili dalle ricerche di Marconi.

E' interessante a mio avviso leggere bene il nome dell'autorità che emetteva le regolamentazioni per il mercato, Marconi cita infatti Il Domus Gio. Batta de Tscharner, con altri seguenti titoli, tra i quali quelli presenti nella lapide, quale podestà reggente di Tirano e di tutto il Terziere Superiore della Valtellina che agiva come specialmente delegato “Loco Dominorum”a nome delle Eccelse Tre Leghe.

In parole povere il podestà era stato supplicato ad intervenire dai signori deputati della Magnifica Università di Tirano che chiedevano l'attuazione di un documento risalente al 1768 relativo all'istituzione del mercato settimanale di Tirano. In pratica analizzando le complesse vicende di quei tempi, si evince una grazia, ovvero quella concessa al borgo dall'Eccelso Principe di dar vita al mercato settimanale.

 

FONTI: TIRANO. Autore: don Lino Varischetti. Stampa: finito di stampare il 29 settembre 1961 presso la Tipografia Bettini in Sondrio. Dalla pagina 103.

ASPETTI DI VITA QUOTIDIANA A TIRANO AL TEMPO DEI GRIGIONI ( 1512-1797 ). Autore: William Marconi. Stampa: Bonazzi Grafica Sondrio 1990. Dalle pagine 170,171.

IL TIRANESE N°2 anno 1976. Trimestrale aprile, maggio, giugno. Stampa: Tipografia Bonazzi, via Mazzini 23100 Sondrio. Dalla pagina 97.

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