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Le “santelle”, orpelli dimenticati

CRONACA - 22 08 2022 - Ezio (Méngu)

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/“ Santella “ di Via S. Giuseppe
“Santella“ di Via S. Giuseppe

All’oratorio, ai tempi della mia gioventù, insegnavano che S. Giuseppe  faceva il falegname e io ci credo. Se fosse stato un muratore, da tempo sarebbe sceso dal Cielo per aggiustarsi, con malta e cazzuola la sua “ Santella”  nella via omonima in Tirano. Ma si sa in questi tempi, anche S. Giuseppe falegname, deve pazientare per il restauro dei muri della sua “ casetta “ perché se i falegnami eccelsi nostrani ormai si contano sulle dita delle mani, i muratori pronti ad intervenire su chiamata si contano sulle uniche due dita dei piedi, quelli non congelati di un noto e bravo alpinista della nostra Valle.

 

No so dirvi se il Santo ha letto l’articolo apparso il giorno 08.08. 2022 su Intorno Tirano dal titolo “ Santelle restaurate a Grosotto “, a firma di Guido Monti, ma di certo se lo si informa avrà piacere  di vedere scritto e fatto che in qualche paese di Valle esiste ancora l’amore per le cose antiche e  religiose costruite con sacrificio dai nostri vecchi. Leggerà che alcuni giovani, ancora non invasi da una cultura vagamente agnostica del tempo, che alcuni Alpini con la penna alta, alcuni tecnici sapienti dei buoni restauri  e di buon gusto, Enti e cittadini di buon cuore hanno contribuito con i loro denari al restauro di alcune  “ santelle” ammalorate dall’usura del tempo  e degli agenti atmosferici.”

 

Sappiamo tutti che i soldi vanno dove il cuore e la pancia vuole, spesso vanno per un poderoso pranzo al ristorante, poiché una buona mangiata aiuta spesso a essere illuminati dalle cose del cielo. A pancia vuota e brontolante mal si prega e mal si ragiona. Sappiamo anche che per alcuni di noi trovarsi innanzi a una “ santella “ con una statua di un Santo è paragonabile al trovarsi innanzi, con tutto rispetto,  a una statua di Budda: la si ammira per la sua bellezza artistica ed è quel che sembra basti a molti.  Lo si può forse capire poiché la gente ha teste diverse, con pensieri diversi, con credenze diverse. Però coloro che amano il loro paese e le loro tradizioni dovrebbero avere il dovere, o forse l’impegno morale, di tenere in ordine, almeno per rispetto delle fatiche e delle economie dei nostri avi, e fors’ anche  per il loro valore artistico e religioso quei piccoli templi. Figuratevi che ai miei tempi quando la gente passava innanzi spesso faceva un segno di croce. Ma va bene così…. poichè come detto  sopra è meglio sentirsi satolli, viaggiare in SUV comodi come sofà e grandi come corriere con il solo autista, inzepparsi nei bar, o accalcarsi innanzi a luminose vetrine di negozi e nei supermercati , insomma vivere da società opulenta  e non pensare alle” cose del cielo”, perché il nostro corpo rimane più rilassato.  

 

A volte però la gente intuisce il torto fatto ai Santi, ma il ritornello della gente è questo : Ehh …. Sì, è un peccato, ma ci vogliono i soldi, tanti soldi per restaurare ciò che è decadente, poi…. occorre comprendere che l’ Amministrazione Comunale  fa i salti mortali per far quadrare i conti dei mille impegni e non avanza un centesimo da accantonare per le opere storiche  e artistiche da restaurare. Figurarsi pensare alle “ santelle “, come la “casetta” di S. Giuseppe, che di certo non è l’unica ad essere invasa dall’umidità dei muri che li fa scoppiare sino al tetto.

 

I più bigotti, quelli della Messa quotidiana,  borbottano tra segni di croce :: “ capiamo …ma se dovesse avanzare il mezzo centesimo ….. alcuni preferiscono investirli in fiori abbellendo il “ punt vècc  e quel nöf “ sull’Adda con vasi di rigogliosi geranei rossi… .e far godere al forestiero l’ondeggiare del verde sulle “ mulàdi “ ( argine) che , a volte,  dà rifugio a veloci animalucci che i gatti amano mangiare !

 

Ma per favore … bofonchia spazientito il moderno Uomo della strada:  il perfetto  Uomo dell’Antropocene, animatore e artefice della sesta estinzione di massa, non ha tempo e neppure convenienza  per fermarsi ad ammirare le “ santelle “ che sono ormai vecchi residui storici di credenze del passato. In questa epoca post moderna dove il consumo di suolo predomina sull’antico e a volte l’antico è  ormai  ritenuto “ orpello ingombrante e degno di museo” , dimentichiamole  e se possiamo facciamo spazio !! Ora è il tempo del Bajon ! Insegnamo ai giovani che occorre venerare il P.I.L  e che solo  il presente ci può essere utile . Il passato è ormai cosa obsoleta e da dimenticare. Uomo post moderno, prendi il megafono e grida: goditi il presente perché la Vita è corta ! Salvaguardia la prostata che può essere sede della tua anima e un buon investimento quando sarai vecchio!

 

Caro S. Giuseppe e congregazione di Santi, state sereni, verranno tempi migliori e se non verranno, non doletevi  poiché è segno che il Mondo gira per conto suo, senza badare troppo a voi. Voi però pregate per noi, che il tempo l’avete , pregate per noi perché di certo il conto che dovremo pagare in futuro sarà tenero come uno stinco di maiale e anche  fortemente salato. E’ l’omaggio nostro ai nostri nipoti e pronipoti.

 

Ezio (Méngu)   

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